Lara Desogus

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Nomadic Subjects

Quel nomadismo che in molti sostengono come opzione teorica, al giorno d’oggi si rivela essere anche una condizione esistenziale. Nomadismo è l’abbandono di un’identità chiusa, a favore di un coacervo di istanti, volti, momenti, maschere che ognuno di noi si porta con sé. Tutto è in costante movimento, instabile, un frammento di tempo in divenire. Se tutto si muove, nulla è identico a se stesso e la possibilità del cambiamento è sempre alla porta. Un viaggio interiore dunque che può essere fatto soltanto liberandosi di ciò che è superfluo, di ciò che appesantirebbe inutilmente le nostre spalle e ostacolerebbe la danza, tenendoci troppo attaccati a terra.  Sentiamo che camminare può essere un’occasione per liberarci dalla schiavitù degli oggetti e degli schemi mentali a cui inevitabilmente ci siamo abituati imparando di nuovo a lasciare fluire la nostra essenza preziosa, e la libertà che ripresa diventa visibile e luminosa, nei nostri gesti. Se filosofi e scrittori definiscono la società come uno spazio liquido o gassoso, osservare il nomadismo dell’identità al giorno d’oggi significa osservare e comprendere il nomadismo dello sguardo, spogliarlo del conformismo e della superficialità, tornare alle origini dei fenomeni. Il concetto di nomadismo, inoltre associato all’era della rivoluzione digitale, implica un mutamento dei percorsi professionali e di consumo, un allargamento dunque delle frontiere multiculturali che conferiscono una maggiore flessibilità e adattabilità nei confronti di ciò che ci circonda. Difatti per scelta o per casualità, un numero sempre maggiore di persone ha a che fare con una vita fatta di continui spostamenti per i quali le nuove tecnologie costituiscono uno strumento di lavoro e di comunicazione indispensabile. Sono dunque i cittadini contemporanei i nuovi nomadi a cui qualche anno fa la scrittrice Arianna Dagnino dedicava un libro, identificandoli come coloro che, per stile di vita, amano attraversare frontiere fisiche e psichiche. Si fanno contaminare da saperi e linguaggi diversificati, rifiutano di radicarsi in un’identità fissa, costrittiva ed infelice. Sono altresì i pionieri di un nuovo modo di intendere il lavoro mobile, la carriera professionale multipla, il modo di relazionarsi con gli altri senza diaframmi o pregiudizi, spinti forse dal cambiamento sempre maggiormente frenetico che la società sta adottando e imponendo[1]. Nomade pertanto è la nostra esistenza contemporanea spinta costantemente   al  di  là  dei  limiti,  si  tratta  di  un  plus  ultra,  un  navigare  verso  l’ignoto, andando  oltre  i  confini  stabiliti. Un’esistenza  che  per  essere  storicizzata  e  metabolizzata  non ha  più  necessita  di  anni  di  elaborazione  e  riflessione,  in  quanto  tutto  è  altamente riconosciuto  e  già  vissuto,  una società dunque che viaggia e lo fa costantemente e a gran velocità.


[1] A. Dagnino, I Nuovi Nomadi. Pionieri della mutazione, culture evolutive e nuove professioni, Castelvecchi, 1996.